Poesia, performance e arte al Cimitero della Parrocchietta

Sempre grazie alla collaborazione con la pirotecnica creatività di ArtSharing Roma, abbiamo sperimentato una teatralizzazione delle parole di uno dei più grandi autori del XX secolo,  Rainer Maria Rilke e dei suoi Quaderni di Malte L. Brigge.

L’occasione ce l’ha data un’azione estemporanea legata alla mostra di Marco Berrettoni per la Rome Art Week 2025.
Oltre la narrazione direi autobiografica, che trova in Malte Brigge quasi un alter ego dell’artista – scrive Penelope Filacchione che cura la mostra – , ci sono due aspetti che emergono presso il pubblico: la poesia dei materiali usati e il piacere del tatto. Due aspetti che sfiorano il limite tra arte e artigianato, ma che non lo oltrepassano mai per la misura e l’intelligenza con la quale Marco sa fermarsi, calcolando con sensibilità ogni aspetto“.

Marco Berrettoni è il nostro costumista. La persona che è riuscita a rendere uno spettacolo difficile (come, ad esempio, Le Città Invisibili) una sorta di libro aperto, dando ad ogni costume un pezzo di storia e di linguaggio, grazie al suo amore per i materiali, i colori, la capacità di prendere tutto ciò che di evocativo ha incontrato sul suo cammino, per poi lasciarlo andare nelle narrazioni che aspettavano proprio quegli oggetti, quelle stoffe, quei drappeggi, quei gioielli.

Quindi ” studio, istinto e, soprattutto, poesia. Una poesia che esiste a priori e che lui dispiega con serena consapevolezza intorno a sé“.
Di fronte a tutto questo è stato immediato pensare a una performance artistica e teatrale sul testo di Rilke, che esplora il senso della percezione, della realtà delle cose e dell’impossibilità di coglierla, dell’identità e della vita. Una vita che non sia intesa come un semplice intervallo tra nascita e morte, ma che abbia una sostanza unica, che fa appunto l’identità dell’essere umano.

Ci siamo così trovati in un  piccolo cimitero di campagna, quasi dimenticato, che pure sorge nella prima periferia romana e che, ormai giace costretto tra i piloni dell’autostrada Roma-Fiumicino e quelli della ferrovia omonima.
Il Cimitero della Parrocchietta è nato nel 1781 come fossa comune per i campagnoli indigenti, con povere tombe senza nome né croce. Oltre a dare riposo a tutti i braccianti agricoli e ai pastori della zona, di cui moltissimi vittime della malaria, nel 1855 fu necessario raddoppiarlo per ospitare le vittime dell’epidemia di colera. Da allora, divenne il cimitero di riferimento della zona, dove i braccianti riposano a fianco dei mezzadri e dei piccoli possidenti, ma anche – dagli anni Venti – degli operai della Borgata Trullo appena fondata. Un cimitero singolare però, dove gli anonimi artigiani che incidevano le iscrizioni nel marmo, hanno voluto dare dignità a quei morti, creando iscrizioni brevi ma significative – oggi raccolte sul sito web del Municipio Arvalia Portuense – che costituiscono quasi una nostrana Antologia di Spoon River.

Mentre i nostri attori, nella veste dei genius loci, invitavano, con una performance gestuale, all’ascolto dei brani di Rilke,  Marco Berrettoni ha guidato tutti a leggere quell’alfabeto quasi indecifrabile dipinto  su leggerissimi fogli preziosi per poi legarli ai rami degli alberi: un modo per ridare voce e consistenza a quelle persone, perché la loro vita non resti un lasso di tempo muto fra due date. Ma attraverso segni non comprensibili perché, in fin dei conti, nessun essere umano è in grado di capire davvero la vita di un altro.

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