Roma oltre le mura. Quando il teatro racconta la città nascosta

Roma oltre le mura: 1883 – 1960. Itinerari tra vocazione agricola e innovazione industriale è il titolo del progetto ideato dall’Associazione ArtSharing Roma ETS che ha vinto il bando Artes et Iubilaeum. Noi siamo stati partner per le azioni urbane, portando le nostre letture teatralizzate nei luoghi che raccontano.

Questo progetto nasce dal desiderio di raccontare il “dietro le quinte” della nostra amatissima città. Una Roma fatta di tante anime, ma soprattutto di tante persone che l’hanno abitata e la abitano ancora. Dai contadini ai partigiani, dagli scrittori alle persone comuni di ieri e di oggi. Dopo tanti anni, dare spazio a queste voci è diventato un bisogno reale, perché è possibile vedere un’altra Roma, una città che vive oltre i monumenti e i palazzi.
Di fatto, queste passeggiate scoprono i luoghi, seguono la storia urbanistica, ma soprattutto parlano del genius loci, la cui voce è affidata ai nostri attori.

Da giugno a ottobre, la riscoperta di Roma

Da giugno a ottobre siamo andati alla ri-scoperta della storia recente di Roma attraverso la narrazione e l’esplorazione di alcuni luoghi industriali e naturalistici della città. Il progetto si divideva in due parti: 6 incontri-conferenza con docenti, esperti e ospiti presso la sede dell’associazione ArtSharing Roma (Municipio XII) e 6 passeggiate guidate e drammatizzate in diversi municipi, per un totale di 12 eventi rivolti a ogni tipo di pubblico appassionato di Roma e della sua storia.

Nel corso delle passeggiate, abbiamo letto brani relativi ai luoghi visitati o testi che ci hanno riportato alla vita di una città che stava trasformandosi, da agricola a industriale.

La prima passeggiata, con la dott.ssa Alessandra Negroni si intitolava Brutti, sporchi e cattivi, un lungo percorso dall’alto fra i campi e la città che si estende ai nostri piedi. Da Monte Ciocci al Borghetto dei Fornaciari (Valle Aurelia) dove un tempo erano attive ben 18 fornaci delle quali oggi resta la ciminiera della Fornace Pomilia e dove abbiamo potuto vedere le abitazioni dei fornaciari stessi e la recuperata Fornace Veschi.

La campagna in città: Valle dei Casali

Siamo andati poi, in una caldissima giornata di giugno, alla Valle dei Casali per la passeggiata dal titolo La campagna in citta: la Valle dei Casali dove abbiamo incontrato la sua storia contadina e le diverse storie dei martiri della Resistenza fucilati a Forte Bravetta.  Quella che oggi è la riserva naturale della Valle dei Casali è una porzione di campagna romana salvata dalla speculazione edilizia, testimone della lunga vocazione agricola del suburbio romano. Già nell’antichità il territorio intorno alla città apparteneva alle grandi famiglie nobili: le tenute presentavano spesso ville ricche e monumentali, per nulla inferiori per decorazioni e arredi alle domus urbane.
Ad accompagnarci in questa scoperta è stata la dott.ssa Paola Francesca Polidori

Con l’arrivo di settembre abbiamo ripreso a camminare in quei luoghi davanti ai quali si passa in fretta ogni giorno, si parcheggia distrattamente, ma che nascondono racconti straordinari della vitalità dei nostri territori.

Gli Orti di Bonelli alla Magliana

La passeggiata dal titolo Gli Orti di Bonellici ha portato a conoscere l’attuale quartiere della Magliana, la zona occupa quelli che furono a inizio Novecento i terreni agricoli dell’Ing. Bonelli, dove fu sperimentata una produzione per l’epoca molto avanzata, anche se densa di “luci e ombre”. Quando, nel secondo dopoguerra, le esigenze cambiarono e quel tipo di coltivazione in quella zona non fu  più possibile per via dell’urbanizzazione delle zone limitrofe e della costruzione degli assi autostradali,  tra un piano regolatore e una deroga, nacque il quartiere attuale. Alcune circostanze storiche ne costruirono la cattiva fama, ma in realtà si tratta di una zona viva e vivace, con una sua forte identità e un suo orgoglio che vanno capiti e rispettati.

Come il celebre “cacciatore della Muratella”, homo sapiens laziale, ma soprattutto gli Etruschi, infaticabili raccoglitori e mercanti di sale che percorrevano queste lande per arrivare al mare.
E poi il medioevo con le sue torri di guardia (Pian due Torri) e l’omonimo Castello, antica residenza di molti papi, da Sisto IV a Giulio II, fino all’avvento di Papa Leone X che, espressione della passione rinascimentale per la bellezza, oltre ad aver chiamato ad abbellirla artisti come Bramante e Michelangelo Buonarroti, la trasformò in un luogo di incontri letterari, di concerti e spettacoli teatrali.
Fino alle occupazioni delle case da parte dei cosiddetti “borgatari”…
Guidati dalla dr.ssa Penelope Filacchione con le nostre letture teatralizzate e con l’intervento necessario di Marco Filippetto del Nuovo Comitato di Quartiere Magliana che con la sua esperienza e testimonianza, siamo riusciti ad impreziosire un racconto di grande suggestione.
L’industria lungo l’argine: da via del Porto Fluviale alla Basilica di San Paolo

Dalla via Campana che, come avevamo visto nel precedente itinerario, seguendo l’argine del Tevere a Pian due Torri portava al campo di sale, ci siamo spostati sulla via Ostiense, anch’essa costruita per raggiungere il mare.
La via Ostiense è una delle vie più antiche di Roma, che la univa al suo porto naturale sorto alla foce del Tevere. Qui sbarcò Enea, qui Anco Marzio fondò Ostia e qui sorgevano le saline.

L’industria lungo l’argine 1863-1950: da via del Porto Fluviale alla Basilica di San Paolo era il titolo di questa passeggiata con la dott.ssa Maria Rosa Patti ravvivata dalle nostre letture teatralizzate, liberamente tratte da testi che raccontano la zona, che hanno spaziato davvero lungo tutto un secolo: dall’enfatica ode di Gabriele D’Annunzio che ci parla delle fatiche estreme degli operai, seguita da una affascinante poesia di Sara Ventroni ai Racconti Romani di Moravia e, ancora l’ironia del Belli che ci racconta le cibarie che arrivano a casa di un cardinale nella notte del Cottio (l’asta del pesce della vigilia di Natale). E poi Pasolini, Stendhal, Henry James ed Elsa Morante…
La passeggiata, divertente, incuriosente e felice, si è snodata lungo la via Ostiense alla ricerca delle testimonianze della Roma industriale, soffermandosi soprattutto sul riuso di alcuni degli impianti industriali, che salvandone le strutture ne ha impedito il completo degrado, fino a salutarci di fronte allo splendore dorato della Basilica di S. Paolo. Ad attenderci al Gazometro, punto di inizio della passeggiata, per testimoniare l’importanza di questi progetti, la Presidente della Commissione Cultura del Municipio VIII, Monica Rossi.
Parco ex-Snia: il lago inatteso

Il penultimo appuntamento di “𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐦𝐮𝐫𝐚: 𝟏𝟖𝟖𝟑 – 𝟏𝟗𝟔𝟎” che ci ha portato lungo la via Prenestina, al Parco ex-Snia/delle Energie, Lago Bullicante. Il lago inatteso.

Forse oggi parlare della Viscosa non richiama alla mente più niente, è più facile sentir parlare di rayon, eppure è stata e, in parte lo è ancora, una meraviglia a buon mercato, detta seta artificiale.
A Roma la fabbrica della SNIA Viscosa iniziò la produzione nel 1923 in uno stabilimento che sorgeva fra Acqua Bullicante e Portonaccio, di fronte al Pigneto, impiegando 2500 operai, soprattutto donne, una benedizione per la povertà.
Ma a quale prezzo? Per trattare la fibra d’origine naturale, viene impiegata una soluzione chimica molto aggressiva (fra cui soda caustica e solfuro di carbonio).
Di solfuro di carbonio ci si ammalava: tisi, nefriti, paralisi, intossicazioni in tutti i reparti, anche quelli non a contatto con i miasmi che arrivavano fin sulla Via Prenestina.
Molte di queste testimonianze sono state oggetto delle nostre letture.
Accompagnati dalla dr.ssa Alessandra Negroni, abbiamo scoperto la storia di un quartiere: dal Colombario di Largo Preneste (II Secolo d.C.) al muro ricoperto di ex voto alla Vergine del Perpetuo Soccorso per le grazie ricevute, fino al lago inatteso, il lago ExSnia, “nato” in mezzo ai palazzi della Prenestina, amato e difeso dai cittadini.

Vivere sotto gli archi: dal Mandrione a Pasolini

A conclusione di questi  tre mesi di itinerari “imprevisti” siamo arrivati al Mandrione con la passeggiata dal titolo: Vivere sotto gli archi, dagli sfollati a Pasolini.
Un frammento di campagna romana nascosto tra le vie Casilina e la Tuscolana. Lungo la via del Mandrione, è ancora intuibile, in ampi tratti, l’antica vocazione agricola del territorio attraversato dai resti degli acquedotti romani, vera fonte di vita per la città. È nel ‘900 che la zona comincerà a cambiare aspetto con la creazione di fabbriche e manifatture, di cui ancora si coglie l’antica vivacità. Durante il secondo conflitto mondiale, poi, le arcate degli acquedotti sono diventate rifugio per sfollati e povera gente dando vita a una nuova pagina della storia del quartiere.

Con quaranta persone partecipanti si è dunque concluso questo progetto “sperimentale” che potrebbe essere replicato in almeno altri venti luoghi.
Per noi è stato l’ultimo percorso di un progetto al quale abbiamo partecipato con tanta gioia e che ci ha portato scoperte, ricerche, creazioni…una crescita davvero importante e per questo vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno condiviso questa meraviglia.

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