Cesano Borgo Antico
Il Borgo antico di Cesano di Roma ci ha sempre affascinati. Sembra sospeso sulla vallata, metà deserto e metà popolato di figure che lo hanno eletto a buen retiro per essere nel silenzio e rimanere connessi con la metropoli con solo mezz’ora di treno.

Così è stato naturale, partecipare al bando di Natale del Municipio XV e scegliere Cesano per proporre il Presepe Vivente e altre attività natalizie per animare il Borgo.
In verità il borgo, però, non si anima. Spazzato dalla tramontana e dal nevischio, oltre ai due ristoranti, resta deserto. La vita è a Cesano Scalo dove la grande parrocchia supera in modernità e ampiezza la chiesetta del Borgo dove, però, le suore che la fanno vivere, sono gentili, premurose ed entusiaste.
Abbiamo pensato ad una manifestazione, dedicata al territorio, a un momento di incontro in cui la festa si potesse intrecciare con la riflessione, la pace, la nonviolenza e la sensibilità nei confronti dell’altro.
Soprattutto ora dopo anni di guerre.
Abbiamo cercato di coinvolgere le realtà locali come l’Università Agraria, il Comitato dei Cento Anni di Cesano, il Parroco Don José Manuel Torres Origel. Tutti hanno sottolineato come il Borgo antico di Cesano sia un po’ restio alla partecipazione, ma, comunque, tutti si sono anche impegnati ad aiutarci.
Nei due giorni della manifestazione abbiamo programmato il laboratorio di costruzione giocattoli dedicato alla creazione delle stelle comete di legno e lo spettacolo itinerante “Un Presepe Vivente”.
Il Laboratorio
Nonostante la giornata fredda e ventosa abbiamo allestito la postazione con il materiale (legno, trapano a colonna, colori, sagome, etc.) per la realizzazione dei giocattoli natalizi.
Purtroppo, negli stessi momenti, si svolgeva nella sede parrocchiale di Cesano Stazione una Festa Natalizia con i bambini, i ragazzi e le loro famiglie con recita di Natale, altri giochi e regali per tutti.
Questo ha fatto sì che al Borgo non arrivasse nessun bambino e, quindi, con molto dispiacere e anche un po’ di sensazione di impotenza, non siamo riusciti a fare nulla.
Un Presepe Vivente
Lo spettacolo è iniziato puntuale sotto una pioggia sottile e insistente. Una lunga bandiera della pace è partita dalla Chiesa di S. Nicola di Bari fino a raggiungere gli attori schierati per la prima tappa del Presepio: l’Annunciazione.
A seguire, con una parata accompagnata dagli spettatori, si è giunti alla seconda tappa, quella del Mercato, un ambiente più laico e popolare dove sono stati raccontate poesie, testi famosi, leggende e tradizioni del Natale.
Con un’altra breve parata gli attori si sono spostati davanti al cancello di quello che viene chiamato “Oratorio”, dove si è svolta la tappa del Sogno dei Pastori, ovvero quando i Pastori, addormentatisi durante l’attesa della nascita di Gesù, vengono tormentati da visioni diaboliche. Visioni, che oggi, non possono che essere quelle delle guerre, delle distruzioni, degli abbandoni, delle situazioni estreme.
Qui mostri e fuoco hanno vita facile, fino all’annuncio dell’Angelo.
Da qui, accompagnati da Adeste Fideles suonato alla fisarmonica, è stata aperta la porta dell’Oratorio e sono state distribuite piccole candele a tutti gli spettatori che si sono radunati davanti ad una grotta dai tratti bizantini che ha svelato le macerie e le immagini della distruzione proprio nei luoghi in cui nacque allora (e sarebbe nato oggi) Gesù. Un immagine di impatto dove si respiravano i suoni e le visioni di una guerra che da due anni sta dilaniando la Palestina.
Il parroco ha posto il bambinello sulle macerie e tutti si sono raccolti per una riflessione sul Natale.
Anche se gli spettatori non sono stati più di una quarantina, per la maggior parte venuti da Roma (confermando così quanto annunciato sulla difficoltà degli abitanti di Cesano a partecipare), tutti si sono sentiti coinvolti soprattutto dalle parole del Parroco e del medico palestinese Yussef Salman entrambi, nonostante le diverse esperienze e vite, hanno convenuto sull’orrore di una guerra fatta per distruggere.
Anche quest’anno Un Presepe Vivente ha voluto più che condividere la cultura in una zona estremamente periferica, lasciando a tutti lo spazio per dialogare.
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