Spazio Arte Teatro
Via Sergio de Vitis 100
(Eur – Mostacciano)
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Il femminicidio ha antichissime radici. Letterarie, anche. È parte di quello che ci porta in dono la cultura di ogni luogo (o quasi). È quel crimine pregno di crudeltà primordiale che si tramandato da oltre 5000 anni, da quando sono cambiate le regole della civiltà e del potere.
È questo ciò che ha voluto dimostrare Alma Daddario con la sua drammaturgia Scelerate Mulieres. Desdemona non deve morire la cui regia ci è stata affidata per debuttare in prima assoluta quale sesto evento del progetto portato avanti con il contributo di Roma Capitale e Zètema Progetto Cultura.
Il testo era un meedley di storie antiche e contemporanee, molte delle quali originali dell’autrice. Lo abbiamo proposto sottoforma di mise en espace perché abbiamo avuto tempi strettissimi, ma l’argomento e la passione degli attori merita un approfondimento e una trasformazione in un vero e proprio spettacolo teatrale capace di dare un’ulteriore lettura del destino di molte donne.
“La violenza ha radici lontane, retaggi di una cultura patriarcale violenta e prevaricatrice, che nei secoli si è trasmessa, in maniera più o meno occulta, permeando tutte le società” è il concetto da cui parte Alma Daddario che aggiunge: “dovunque la donna da sempre è stata oggetto di schiavitù, stupri etnici, deportazioni, caccia alle streghe, dai detentori del potere e in tutte le latitudini geografiche. Basta leggere i testi dei tragici greci, i resoconti dei processi della caccia alle streghe, le deportazioni dalle colonie dei vari imperi, i matrimoni forzati, le mutilazioni subite per tradizioni barbare, per comprendere la drammatica influenza che questa cultura ha avuto in tutte le società”.
Così, partendo da un prologo in controluce che porta le parole di Reyhaneh (la giovane iraniana impiccata perché si difese dallo stupro in carcere) mentre sul palcoscenico cadono ciocche dei suoi capelli tagliati per perdere ogni segno di bellezza, si passa attraverso Cassandra e la “strega” Caterina Ross, Desdemona, Sonata a Kreutzer e molte altre storie contemporanee dolorose, sconcertanti.
Perché il corpo delle donne è sempre stato il terreno su cui si è sviluppato il controllo sociale e politico.
Ci ha accolto spazioArte Teatro sala polifuzionale dell’Associazione Meravigliarte che ha dato spazio al cast formato da Alessandra Aulicino, Massimo Napoli e Arianna Ninchi, con le musiche originali di Stefano Bandini e la regia di Ivan Vincenzo Cozzi in una serata che ha registrato il sold out e un interesse davvero grande e trasversale in quanto il pubblico era diversissimo, attento e non ha mancato, alla fine dello spettacolo, di dare le sue valutazioni, di fare domande e di suggerire nuove possibilità.
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